FRANCESCO GUARDI

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FRANCESCO GUARDI
(Venezia, 1712 – 1793)

Capriccio

olio su tela
47×57 cm

Veduta d’invenzione con le rovine di un edificio ad archi nelle vicinanze della laguna veneziana. Si tratta di una delle numerose variazioni sul tema realizzate da Francesco Guardi tra il settimo e il nono decennio del XVIII secolo. La rappresentazione appare, per usare le parole di Antonio Morassi, come una «visione d’incantesimo» che affiora dalla laguna «come spettro di grondante malinconia senza fine».

Il capriccio sembra essere in stretto rapporto con un disegno autografo conservato nella collezione Springell, (Portinscale, Inghilterra) e con alcuni dipinti tra cui quello conservato alla Jill Newhouse Gallery di New York e quello con la variante dell’arco immerso nella laguna al Museo di Castelvecchio a Verona.

Francesco Guardi è insieme a Giovanni Antonio Canal e Bernardo Bellotto tra i maggiori vedutisti veneziani del ‘700. Nel corso della sua attività ha ricevuto molte commissioni di rilievo tra cui le tele raffiguranti le Feste dogali per il doge Alvise IV Mocenigo, oggi al Louvre di Parigi, e le tele per la commemorazione della visita di Pio VI a Venezia nel 1782 divise tra Cleveland Art Museum, Oxford Ashmolean Museum a alcune collezioni private milanesi.