DUILIO CAMBELLOTTI

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DUILIO CAMBELLOTTI
(Roma, 1876 – 1960)

Vacche grasse e vacche magre

grafite e inchiostro acquerellato su carta bianca
810×1230 mm

Firmato in basso a destra DC e la spiga

«Nella espressione grafica ebbi sempre la tendenza di affidare alla linea quanto ordinariamente gli artisti affidano al chiaroscuro e alla pittoricità. Ma non essendo un esclusivista, ho coltivato anche manifestazioni pittoriche: prove ne sono molti grandi acquerelli a bianco e nero di effetti completi». In questo modo nel 1940 Duilio Cambellotti tracciava una lettura critica del proprio operato con una sorta di lettera autobiografica in cui enuncia la propria poetica, le convinzioni e gli intendimenti in campo artistico.

Vacche grasse e vacche magre (o come vi troviamo scritto sul retro, Il sogno delle vacche) è la versione più grande che si conosca con questo soggetto tratto dalla Genesi. Secondo la narrazione biblica il Faraone chiese a Giuseppe di interpretare un suo sogno in cui comparivano sette giumente grasse e sette magre. Esiste un’altra versione con lo stesso tema, anche se di dimensioni inferiori, in una collezione privata, pubblicata in Duilio Cambellotti. Opere su carta, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria dell’Incisione di Brescia dal 15 novembre 2007 al 10 gennaio 2008. Proprio le dimensioni fanno pensare che possa essere preparatoria per la nostra opera. Appare evidente, inoltre, il carattere di transizione di quel foglio in cui le vacche grasse sono appena delineate nel contorno, quelle magre abbozzate e l’acqua dalla quale sorgono è priva dei gorghi di inchiostro della versione che qui si esamina.

Cambellotti ferma il racconto biblico nel momento in cui le sette vacche magre stanno uscendo dall’acqua e quelle grasse ancora non capiscono quale sarà il loro triste destino (saranno divorate dalle magre a testimoniare un periodo di scarsità di provviste).

Nella sua produzione artistica ritroviamo suggestioni dei maestri del passato come ad esempio Michelangelo, ma ebbe anche dei contemporanei quali Giuseppe Grandi, Medardo Rosso e Leonardo Bistolfi.